29 gennaio 2009

Tutti noi riusciamo a vedere qualcosa che non c'è


Le foto di persone lontane e sconosciute, trasmesse alla televisione, non ci dicono nulla su come sono adesso quelle persone, se sono ancora vive o se si riferiscono al loro passato mentre nel presente potrebbero essere diverse.
Quando guardiamo il cielo stellato è come se osservassimo, su un gigantesco schermo televisivo, tante foto quante sono le stelle. Ogni foto è l’immagine della luce emessa dalla stella quando partì da essa, ovvero da tanti anni-luce quanto la distanza che la separa da noi.
L’immagine del cielo notturno, che noi osserviamo, è quindi una immagine fossile, ovvero di come era ognuno di quegli astri quando ha emesso la luce che ci giunge solo oggi, ovvero dopo tanti anni quanti ne occorrono alla sua luce per coprire la distanza che ci separa. Quel cielo, come noi adesso lo stiamo osservando non è reale, sotto l'aspetto nel quale ci appare praticamente non esiste, infatti adesso è completamente diverso (tranne alcuni oggetti, come pianeti e stelle vicine). In altre parole stiamo vedendo qualcosa che non c'è, o meglio, che non c'è più,
La luce viaggia nello spazio ad una velocità di circa trecentomila chilometri al secondo e, se non sbaglio i conti, unmilioneottocentomila chilometri al minuto, mentre la distanza che percorre in un’ora è pari a centoottomilioni di chilometri ed in un giorno quasi duemiliardi e sei. Ebbene, per farsi un'idea approssimativa della vastità del cosmo, basta considerare che un ammasso di galassie nella “Chioma di Berenice” dista dalla terra 325 milioni di anni-luce, mentre una quasar, la 3C273, ne dista 2.500 milioni. Altre quasar distano da noi centinaia di miliardi di anni-luce. La difficoltà ad immaginare tali distanze è enorme per chiunque e la confusione mentale che ingenera, non è da meno. A peggiorare ulteriormente le cose ci pensano gli “oggetti” sparsi in quegli spazi vuoti e sconfinati, per lo più galassie. La nostra, la Via Lattea, è composta da circa cento miliardi di stelle. Osservando l'orizzonte esterno ad essa troviamo gli “ammassi” di galassie (migliaia di galassie), ed i “super ammassi” formati da migliaia di ammassi. Poi, a distanza ancora maggiore, ovvero miliardi di anni-luce, i “quasar”, che sono tra gli oggetti celesti conosciuti i più misteriosi ed affascinanti . Si tratta di galassie lontanissime, le più lontane a noi note, che emettono una enorme quantità di energia dalla regione nucleare.
Ogni volta che spingo il pensiero verso l'infinito, ricado fatalmente nella stessa considerazione: data l’altezza media dell’uomo, inferiore a due metri, non posso accettare l’idea (della mia religione di origine) di essere fatto ad immagine e somiglianza del Creatore dell'universo, che anzi dichiara l’uomo addirittura suo figlio, definendolo persino" l'unico figlio".
Io sono ateo.
L'ateista, rispetto al credente, è di sicuro più coraggioso perchè è in netta minoranza rispetto ad alcuni miliardi di questi. All'ateo, nel dover accettare la mortale condizione umana, manca indubbiamente il conforto del "Credo", gli sopperiscono però umiltà e mancanza di protervia nel voler dare, a tutti i costi, una spiegazione a ciò che non capisce, il coraggio di dichiarare apertamente le proprie convinzioni, anche se a volte si nasconde dietro l'agnosticismo. Egli non teme l'isolamento, riservato da sempre alle posizioni minoritarie e, come Galileo, sfida il giudizio di tutti con la forza delle proprie convinzioni. Giammai l'ateo cerca proseliti per confortare la sua tesi negazionista della divinità perchè, al contrario della maggior parte dei credenti, non avverte il bisogno di rinsaldare, in tal modo, il suo traballante seppur comodo credo, basato principalmente sulla veridicità di scritture abbondantemente manipolate nei millenni.


28 gennaio 2009

SCOPERTO UN METALLO NUOVO

Una spuma di metallo,creata da una ricercatrice iraniana,la giovane dottoressa Afsaneh Rabiei,promette di avere caratteristiche fantastiche e rivoluzionarie per la sua ultraresistenza e leggerezza


Afsaneh Rabiei


La nuova generazione di spume metalliche, sviluppate con laboriose ricerche di anni dalla dottoressa Rabiei, presentano una resistenza sotto pressione di 5 o 6 volte superiore a quelle attualmente in commercio ed un assorbimento energetico di oltre sette volte maggiore rispetto a quello che attualmente possono offrire altre schiume metalliche disponibili.
La dottoressa iraniana è professoressa associata di ingegneria meccanica e aerospaziale all’Università del North Carolina, ma può vantare esperienze maturate in tutto il mondo (lo stesso Iran, ma anche il Giappone, gli USA, ecc), nei campi dell’ingegneria bio-medica e dei bio-materiali.
La ricercatrice iraniana, svolgendo la sua ricerca, era interessata a mantenere i vantaggi delle schiume metalliche (rapporto eccellente rigidità-peso, lunga durabilità, assorbimento energia, resistenza allo stress ecc.), migliorandone le proprietà meccaniche di compressione, in presenza di carichi ciclici.
I miglioramenti di questo metallo espanso si basano, in effetti, sul miglioramento della struttura delle cellule di schiuma, rafforzandole con una matrice metallica.
I campi di applicazione di questo nuovo materiale potrebbero essere innumerevoli ed anche numerosissimi gli impieghi futuri. Proviamo a pensare all'industria automobilistica, che potrebbe creare auto più sicure e quasi praticamente indistruttibili, con pesi di molto limitati, favorendo l'abbassamento dei consumi. Dopo l'industria automobilistica, quella spaziale ed aerospaziale, trarrebbe gli stessi benefici da queste nuove spume di metallo.
Nel settore edilizio, per esempio, potranno essere costruiti edifici più leggeri e completamente antisimici. Da non trascurare, ovviamente, il risparmio energetico, che consentirebbe un materiale con tali caratteristiche, che potrebbe essere usato come isolante termico.
Anche il settore delle protesi mediche beneficierà notevolmente dalla nuova scoperta, vista la leggerezza dei materiali. Ma non si possono dimenticare pareti ignifughe, assorbimento del suono, materiali per schermatura elettromagnetica, scafi, barche, ecc.

Fonti e link di approfondimento :
http://www.urweb.tv/UNC/metalfoam.html;
http://www.iran-daily.com/1387/3249/html/science.htm#s339282;
http://www.trendhunter.com/trends/metal-foam-iran

Soggetto ed ambiente, chi cambia chi


L’ambiente riesce progressivamente a modificare la vita mentre questa vi si adatta modificandolo.
Tutto ciò che è vivo risponde innanzitutto, con tutta la capacità di cui dispone, al primo imperativo della vita: vivi! Per far ciò, ogni essere vivente, oltre alla capacità di adattamento, dispone di mezzi finalizzati a modificare e controllare, seppure in parte, l’ambiente che lo accoglie e di conseguenza, come già detto, è in grado di modificare sia l’ambiente che se stesso.
Il tumore, ad esempio, modifica a suo favore l’intero ambiente che lo circonda, sfruttando pressoché tutti i sistemi dell’organismo. Le cellule cancerose interagiscono in modo continuo con l’ambiente esterno, vi si adattano o cercano di modificarlo a proprio vantaggio, per esempio costringendo le cellule circostanti a rilasciare fattori di crescita o stimolando la creazione di nuovi vasi sanguigni (vascolarizzazione).
Altro esempio è dato dall’azione soppressiva degli antibiotici verso i batteri, che induce questi ultimi a sviluppare "resistenza", reazione automatica e conseguente finalizzata a modificare se stesso per riuscire a resistere al nemico mortale, questo "modificarsi per resistere", nella pratica reale rende sempre meno efficaci gli antibiotici.
Analogamente, l’uomo ha costantemente modificato l’ambiente nel quale vive, adattandolo progressivamente alle sue esigenze, anche trasformando la materia che lo circonda: metalli, derivati del petrolio, farmaci, costruzioni edilizie, meccaniche e tecnologiche in genere; il fine è stato : incrementare le prospettive di vita del singolo e della specie.
Molte tra le specie animali del nostro pianeta si sono evolute nel tempo, fino a trasformarsi in maniera tale da riuscire ad adattarsi all’ambiente; molte altre si sono estinte a riprova che l’evoluzione di una specie, oltre a produrre adattamento, potrebbe non realizzarlo procurando invece involuzione fino alla scomparsa. La capacità dell'uomo di curare molte malattie e prevenirne altre con vaccinazioni di massa, il miglioramento generale delle condizioni igienico-sanitarie, l'allungamento della vita media e l’incapacità di esercitare alcun tipo di controllo sulle nascite, sta producendo crescita esponenziale della popolazione planetaria; prima o poi si presenterà il problema di riuscire a produrre cibo sufficiente a sfamare la popolazione mondiale divenuta sproporzionata. Nel processo evolutivo umano, la manipolazione di fattori automatici di equilibrio e di controllo potrebbe portare all’estinzione diretta della specie, o indiretta per incapacità dell’ambiente a sostenerla. Il processo evolutivo delle specie viventi si forma attraverso il susseguirsi di innumerevoli stadi in tempi lunghissimi; diversamente, l’evoluzione umana ha prodotto risultati molto più rapidi, dovuti all'intelligenza. Secondo i meccanismi d’azione della logica evolutiva, anche l’umanità potrebbe quindi estinguersi a meno di non interrompere la manipolazione dei meccanismi naturali di crescita, adattamento e trasformazione. Il nautilo, che tra le più antiche forme di vita è la più longeva, come mostrano i suoi fossili, nei millenni non ha subito alcuna trasformazione.  Il DNA umano, invece, di trasformazioni pare ne abbia subite parecchie per interazione con l’ambiente e non solo. Millenni di attitudine alla violenza ed alla sopraffazione, giustificate dalla necessità di sopravvivere alle fiere ed alla barbarie della stessa razza umana, hanno lasciato una traccia indelebile nel carattere, che continua a manifestarsi persino ai giorni nostri, anche se ormai non avrebbe alcun motivo di esistere. Alla luce di molti fatti recenti, l'uomo non sembra capace di accelerare il proprio percorso evolutivo senza, collateralmente, rischiare l’estinzione, e neppure far regredire definitivamente alcuni atavici istinti animaleschi, o altri fatalmente autodistruttivi.


14 gennaio 2009

CHI DEPRIME IL S.I.



Nella foto si osserva il linfocita T, del SI (Sistema Immunitario), come appare al microscopio elettronico a scansione, dopo essere stato opportunamente colorato.


Nell'immaginario collettivo, spesso il tumore viene considerato malattia terrificante ad eziologia sconosciuta, che il medico cura con la chemioterapia che, se non uccide il tumore, può succedere che uccida il malato. Le cose non stanno esattamente così. Chi ha donato qualche euro alla ricerca, è giusto sappia di non aver solo contribuito ad arricchire le aziende farmaceutiche, le più impegnate nella ricerca ma le sole a produrre i farmaci antitumorali in vendita, ma anche a risultati costanti che, seppure lenti, aprono costantemente nuovi spiragli verso grandi orizzonti.
Tutti noi veniamo continuamente in contatto con sostanze necessarie alla vita, e contemporaneamente con veleni, batteri, virus e quanto altro, tutto mischiato assieme.
Il
SI (Sistema Immunitario) si trova in tutto l'organismo, è dislocato nella pelle, la nostra barriera verso l’esterno e nelle mucose, la nostra barriera verso l’interno. La parola “sistema” sottolinea che tutte le varie componenti si comportano come un unico insieme. Il sistema immunitario è indistricabilmente correlato con gli altri sistemi, in particolar modo con sistema nervoso ed endocrino. Gli scienziati tendono a considerarlo come un sofisticato organo di senso, rivolto verso l’interno. Il sistema, nel suo insieme, effettua una continua azione di monitoraggio e pattugliamento, alla ricerca di situazioni e sostanze dannose endogene (prodotte all’interno dell’organismo) come il cancro, o esogene (di provenienza esterna) come batteri e virus. Questo particolare "senso" interno è modulato dallo stato generale, dal sistema endocrino, da quello neurologico e da tutti gli altri sensi. I linfociti, che costituiscono una classe di globuli bianchi (o leucociti), sono la cellula chiave del sistema immunitario.
I problemi che nascono da uno squilibrio del sistema immunitario sono di due tipi, che possono coesistere anche se sembrano antitetici, l'immunodepressione, cioè mancato riconoscimento di un antigene e/o insufficiente reazione, oppure iper attivazione, che da luogo ad allergie ed intolleranze, fino alle malattie autoimmuni.
Le malattie autoimmuni sono un nemico ancora peggiore del cancro, anche se meno eclatante. Queste si manifestano quando il sistema immunitario diviene troppo attivo ed aggredisce il nostro stesso organismo. Lo stesso meccanismo è alla base delle allergie e delle intolleranze.
Nella vita di un essere umano moderno, si hanno in media due proliferazioni cancerose distrutte dal sistema immunitario senza che ne siamo consapevoli. Vengono scoperte solo quando i patologi fanno l’autopsia.
Lo stress gioca un ruolo
determinante nei meccanismi immunitari, nella resistenza alle patologie, nei fenomeni allergici e di autoimmunità. Quando reagiamo ad un virus come ad un buon pasto o ad un bell’incontro d’amore piuttosto che ad un collega opprimente, nel nostro organismo s'instaura sempre uno stesso processo biochimico. Dal cervello e precisamente dall’ipotalamo, parte un ormone, l’ACTH, che stimola l’ipofisi che a sua volta stimola la corteccia surrenale a produrre, in quantità variabile a seconda del caso, il cortisolo, un cortisone naturale molto potente, oltre all’adrenalina ed altri ormoni. Questo gruppo di ormoni interagisce strettamente con tutte le funzioni, e modifica il comportamento di tutto l'organismo, dal sistema immunitario al sistema nervoso, cervello compreso.
L’ormone dello stress, il cortisolo, è un potente regolatore di molte funzioni vitali, o meglio un attributore di priorità, ne incrementa alcune deprimendone altre. Provoca un aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa, l’attivazione ed il potenziamento del sistema muscolo scheletrico, l’aumento della performance intellettuale e, contemporaneamente, il rallentamento della digestione, della sessualità e in vari modi dell’attività immunitaria, in particolare toglie dalla circolazione i linfociti, questa concomitante azione depressiva è chiamata "distress". Per avere un’idea della sua effettiva potenza basta pensare che una sola iniezione di cortisone (che è molto più debole del cortisolo) riduce del 90% i monociti circolanti, ed i linfociti circolanti sono ridotti del 70. In altre parole, il nostro organismo è simile all'impianto elettrico di casa, quando c'è un sovraccarico stacca l'interruttore automatico, per ripristinare la corrente stacchiamo quindi l'apparecchio che assorbe di più, mettiamo sia lo scada bagno; ebbene, il nostro organismo sotto attacco, nel caso di una malattia pericolosa per la vita, per difendersi ha bisogno di molta energia (che non ha), non potendo staccare l'automatico, moriremmo, stacca il sistema che assorbe più di altri: il sistema immunitario, che equivale allo scalda bagno di casa e qui cominciano i guai seri. Il sistema immunitario umano, presiede ad una serie di funzioni particolarissime, che attengono "anche" alla corretta e continua duplicazione delle cellule, alla riparazione del DNA danneggiato e ad altre funzioni essenziali. Staccando momentaneamente il sistema immunitario, restiamo esposti a possibili anomalie nella replicazione cellulare (cellule mal riprodotte, raddoppiate o addirittura soppresse e, detto in soldoni: al tumore).  
La ricerca scientifica continua a battere ogni possibile strada che possa portare alla vittoria finale sul tumore. La ricerca oncologica odierna punta molto sulla "teoria evolutiva" delle mutazioni del DNA i cui cardini sono la deriva genetica, che provoca le mutazioni, e la selezione naturale, che induce la sopravvivenza di un elemento rispetto a un altro, esse non sono attive da sole: bisogna che ambedue siano presenti simultaneamente perché il processo evolutivo abbia luogo, ovvero le loro caratteristiche genetiche sono favorevoli a un determinato ambiente nel quale si riproducono più facilmente. Tutto ciò che è vivo risponde, innanzitutto ed in tutti i modi possibili, al primo imperativo della vita: vivi!. Il tumore modifica a suo favore l’intero ambiente che lo circonda, sfruttando pressoché tutti i sistemi dell’organismo. Le cellule cancerose interagiscono in modo continuo con l’ambiente esterno, vi si adattano o cercano di modificarlo a proprio vantaggio, per esempio costringendo le cellule circostanti a rilasciare fattori di crescita o stimolando la creazione di nuovi vasi sanguigni (vascolarizzazione). Per cui sono entrate in sperimentazione clinica una nuova classe di farmaci il cui obiettivo non è più tanto l'uccisione della cellula tumorale, ma la sua riparazione o inattivazione. Alcuni non sono più off-label ma già in prontuario, tutti costano diverse centinaia di euro e vengono utilizzati generalmente dopo i cicli di chemioterapia.
Non sono solo le mutazioni a carico del DNA ad avviare il processo tumorale, ma anche le alterazioni dei suoi sistemi di regolazione di pertinenza dell'eugenetica. In ogni momento si verificano migliaia di mutazioni spontanee del DNA, dove intervengono proteine prodotte da geni che, se alterati, possono avere ripercussioni negative su tutto il sistema di replicazione cellulare, fino alla perdita di controllo e alla proliferazione tumorale che, per l'inefficienza dei processi di riparazione del DNA, portano al cancro. Su queste anomalie è possibile intervenire con molecole che sono attualmente in studio, e con alcuni farmaci conosciuti e usati da anni, dei quali si è scoperto solo di recente la funzione di regolazione dei fenomeni epigenetici.
In buona sostanza possiamo affermare la nostra meravigliosa complessità, ma siamo ben lungi dall'essere perfetti, infatti rinnoviamo costantemente la materia che ci costituisce mediante la replicazione cellulare e molto raramente il processo presenta anomalie, ma succede. Analogamente al sistema di lettura del lettore cd dell'auto, il cui circuito di correzione degli errori non riesce a compensare il sobbalzo prodotto da una buca sulla strada ed il pezzo salta, così il nostro sistema immunitario non può proteggerci al 100% distruggendo la totalità delle cellule mal replicate o deviate per mutazioni multiple, ovvero quelle tumorali. In effetti sapevamo già che tutto ciò che è umano, compreso l'uomo, è imperfetto.

Concludendo, sappiamo che le cellule tumorali si formano a causa di mutazioni anomale dovute alla loro imperfetta replicazione, che queste sono ottimi competitor delle cellule sane sulle quali talvolta prevalgono, che il sistema immunitario (se non depresso) le annienta e che quando non lo fa scopriamo il tumore. Tutto questo è molto probabile che continui fino al giorno in cui verrà scoperto il modo di intervenire nel processo di formazione del distress (attivato dal cortisolo) che deprime fortemente il sistema immunitario. 

Non si esclude che lo stesso linfocia T possa un giorno venire modificato per essere usato come cellula killer contro il tumore (questa però è una mia ipotesi e come tale è strettamente personale). 


13 gennaio 2009

Incomunicabilità nell'era della comunicazione


chat, community, forum e blog, che hanno avvicinato i giovani da ogni angolo del pianeta , usano più scrittura che immagine e parola

L'incipit indica le due facce della stessa medaglia. Ciò non è affatto strano se si è già capito che comportamenti apparentemente opposti sono necessari a riequilibrare tendenze che altrimenti risulterebbero pericolose. Per chiarire la nebulosità del concetto proverò a fare un esempio. Un atleta partecipa alla gara dei cento metri piani impiegando tutte le sue forze per raggiungere la massima velocità, ma l'acido lattico prodotto dai suoi muscoli, limitando la sua prestazione, fa esattamente l'opposto per impedire al suo cuore di scoppiare. L'incomunicabilità dovrebbe rappresentare quindi il contrappeso salvifico all'estremizzazione della comunicazione. A ben vedere siamo ben all'interno dell'era della comunicazione, avendo raggiunto risultati che paragonati a quelli finora impossibili nella fisica, dovrebbero far gridare al miracolo. In una delle sue trasmissioni televisive, il geniale Piero Angela ha spiegato una teoria fisica che azzera la distanza tra due punti molto distanti tra loro grazie alla curvatura dello spazio, tenendo tra indice e pollice delle mani un foglio di carta teso, ha poi avvicinato le mani facendo piegare il foglio all'ingiù, fino a che le dita non si sono toccate. Il foglio si curva come lo spazio e le dita sono i punti distanti tra loro, se fosse possibile realizzare questo nella realtà, ha detto, potremmo coprire distanze incredibili in tempi prossini allo zero. Sono sogni, ma nel dominio della comunicazione qualcosa di analogo è già avvenuto, noi oggi comunichiamo con qualunque punto del pianeta in tempo reale, ovvero all'istante, superando persino il limite posto dai fusi orari, che devono necessariamente fare i conti con un'altra legge della stessa fisica. Eppure oggi, poco manca che dentro la stessa casa persino genitori e figli comunichino per mezzo di Facebook. In questa era della comunicazione abbiamo non poca difficoltà ad abbandonare comportamenti etnocentrici oggettivamente ridicoli. Quanti di noi sono capaci di scavalcare il falso pretesto della "presentazione"? Quanti accetterebbero un soggetto che si autopresenta esattamente come verrebbe se presentato da terzi? Molti, credo, si rifiuterebbero persino di rivolgergli la parola, soprattutto se di sesso diverso. Da quale rischio si difendono i giovani contrapponendo la chat o la comunicazione di gruppo (gruppi talvolta giganteschi) all'incomunicabilità tra singoli?. Forse non esiste alcun rischio e neppure l'istintivo richiamo all'aggregazione come evoluzione culturale, è possibile che, più semplicemente, sia una forma evolutiva di comunicazione che, anche se non tende alla telepatia, sostituisce alla parola la scrittura. Non è poi così male perchè la scrittura è meno immediata e si presta a possibili correzioni mentre la parola quasi per niente, quel che è detto è detto.... vuoi vedere che molto prima della attuale recessione i nostri giovani furbastri si sono resi conto che troppi autorevolissimi discorsi nascondevano altrettanto autorevoli stronzate? meglio scrivere.


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